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LA COMUNIONE DEI BENI
Sposandosi i coniugi decidono
anche il regime patrimoniale previsto dalla nuova legge sul diritto
familiare. Se non ne fanno esplicita richiesta di rinuncia
al momento del matrimonio, o successivamente davanti ad un notaio,
è automaticamente sottinteso che i due accettano tale regolamentazione.
In pratica significa che tutti i beni acquistati dopo il matrimonio
( casa, immobili, auto, oggetti di valore, azioni ed altro ) sono
di proprietà di entrambi i coniugi.
Lo stipendio ed il guadagno in genere, invece non entra nella comunione
dei beni, salvo per l'obbligo sancito dalla legge, di contribuire
al fabbisogno della famiglia secondo le possibilità.
Sono escluse dalla comunione dei beni tutte le proprietà
acquisite prima del matrimonio o ricevute in donazione o in eredità,
se la destinazione comune ai coniugi non è esplicitamente
segnalata. Così pure i beni strettamente personali come ad
esempio gioielli e pellicce, e quelli che servono alla professione,
i risarcimenti dei danni subiti e tutto ciò che eventualmente
si è acquistato con la vendita di questi beni personali,
se è esplicitamente dichiarato nell'atto di acquisto.
L a comunione dei beni si annulla con un accordo dei coniugi
che stabiliscono davanti al notaio di cambiare regime patrimoniale.
Alcuni elementi hanno però
confini difficilmente definibili in caso di separazione e
si presentano ad interpretazioni contrastanti: gioielli, pellicce,
orologi di marca, anche se acquistati come oggetti d'investimento
sono considerati beni personali; il concetto di beni utili alla
professione è molto estensibile; i regali di nozze s'intendono
attribuiti al coniuge più vicino al parente donatore, anche
se di solito è difficile dimostrarlo.
Lo spirito della legge è che si tuteli il coniuge economicamente
più debole affinché non corra alcun rischio di sopravvivenza;
solitamente è ancora quello della donna.
Le coppie che optano per la separazione dei beni lo fanno in genere
per ragioni pratiche e fiscali: se ci sono patrimoni consistenti,
con la divisione dei beni, si allenta la stretta fiscale. Inoltre
la comunione dei beni comporta un controllo che è anche una
complicazione burocratica: ogni volta che uno dei due compie un'operazione
economica di una certa rilevanza, per esempio la vendita o l'acquisto
di un'automobile o l'assunzione di un dipendente nel caso di un'impresa,
è necessario il consenso scritto e firmato dell'altro coniuge
e questo può ingenerare problemi in caso di assenze temporanee
o prolungate o addirittura irreperibilità del coniuge.
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